Alberi senza radici

Quando ero piccola e studiavo in collegio, circa un secolo fa, c’era una ragazzina che credeva di essere un albero.
Un giorno la portarono via perchè era “schizofrenica”.
– Sapete, la schizofrenia è una malattia mentale senza ritorno.
La ricordo ancora camminare sola lungo i corridoi semibui, sfiorando il muro con un dito.
Mi sembrava bellissima.
L’incipit di questo gomitolo di parole l’ho preso tal quale da un commento lasciato a Laura, su facebook.
Annamaria era sola con se stessa. Era sempre sola con se stessa: se non sfiorava i muri rimaneva per ore a guardare fuori, oltre le sbarre.
– Vedi? Li vedi quegli alberi verdi? Io sono un albero, come loro.
Ed era assolutamente convinta. Assolutamente serena e determinata.
Probabilmente la forza di ciò che chiamavano follia era il lampo improvviso che si accendeva in quegli occhi color petrolio, che dava vita assoluta e vigore ad un visetto dolce e regolare. Il volto di una quindicenne che portava i capelli legati in un coda che le scendeva su una spalla.
Sparirono insieme, lei ed Antonella. La seconda perchè rimase incinta, e i genitori dissero alle monache che era uno scandalo insopportabile.
La pazzia e una vita che si affacciava erano scandalose allo stesso modo, in quell’ambiente bigotto, asfittico e malato.
Pieno di pregiudizi e di “votate diccì perchè quello è lo scudo di nostro signore”.
Ho abbastanza anni per averne viste, e sentite, e vissute tante.
Credevo fosse un buon patrimonio da portare in dote alla sensibilità di un uomo che avesse avuto voglia di con-dividere ricordi ed esperienze.
Invece credo di essere sempre stata considerata  l’Annamaria di turno: che, però, non credeva di essere un albero. Un’ Annamaria che non credeva niente ed in niente.
My family was almost strange, direbbe Jo.
Papà anticlericale e mangiapreti, femmine credenti e fervide, con le loro velette ed i rosari in borsa.
Mia nonna, qualcosa o qualcuno  l’abbiano in gloria, mi faceva pregare, mettendomi fra le mani una coroncina di madreperla rosa.
Non conosceva il latino ma lo parlava, ed io rimanevo affascinata da quella lingua che sembrava uno slang ammaliatore.
Orapronobbìs, orapronobbìs, mater semprevergine e turris eburnea.
Nonna, ma che vuol dire?
– Prega la madonna, che nella vita ti aiuterà sempre.
Oggi il rito del rosario l’ha ereditato sua nuora, cioè mia madre.
Se c’è un problema, e vi assicuro che in questo periodo ce ne sono a iosa, lei prende quella cosa fra le mani e, come se non bastasse, cammina casa casa* come un’anima in pena. E prega convinta che lassù, o laggiù, o ad ovest di Paperino ci sia qualcuno ad ascoltare le sue farneticazioni.
Ogni tanto sospende la litania, emette un sospiro che sembra la rappresentazione sonora di una tromba d’aria, poi riprende a camminare con il coso fra le mani e gli occhi al cielo.
Ciò nonostante rispetta il mio non credere, tanto quanto io rispetto il fatto che alla sua età pensi  ancora alle favole.
Sempre più convinta che siamo stati noi a creare Dio e non vaisversa, anche stamattina mi sono affacciata sulla sponda dei miei (dis)umanissimi casini, e li ho  soppesati, accarezzandone idealmente i contorni taglienti, o nodosi e freddi.
I miei problemi sono un unico, grosso problema, insidioso, brutto e maligno come un cancro.
Come una grossa massa tumorale  che mi scava dentro, riuscendo a mandare a puttane quel che resta del mio tenace attaccamento alla Ragione.
Se mi lasciasse anche la capacità di raziocinio diventerei Annamaria, e me ne andrei in giro a dire a tutti di essere un albero.
Chissà: forse dovrei iniziare ad augurarmelo.

* pugliesismo

Bruce Springsteen – I’m going down

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16 pensieri su “Alberi senza radici

  1. Le tue riflessioni mi colpiscono sempre.
    Il mondo deve proprio essere storto, se nessuno vuole con-dividere ricordi ed esperienze.
    Ma se tu fossi un albero, quale vorresti essere?

  2. Ci sono momenti in cui ci si chiede se non fosse stato meglio nascere cani o pecore, o pazzi. Poi però ci si ricrede, uno perchè anche i cani e le pecore sicuramente provano sentimenti. Due, perchè i pazzi provano molti più sentimenti dei cosiddetti normodotati.

  3. Se andiamo ad esplorare la nostra infanzia ci troviamo ciò che siamo oggi,solo che allora non potevamo ancora rendercene conto.

  4. Il mistero della mente e della pazzia può sconvolgere. Ho perso amici caduti in depressione, ho conosciuto persone bizzarre, descritte come “folli” da chi si arroga il diritto di considerarsi normale. E mi ci metto pure io tra questi.

  5. C’è una bellissima canzone di Gragnaniello e Vanoni che si chiama “Alberi” e da un brivido ogni volta che l’ascolti.Gli alberi ci danno la vita e sono necessari come l’aria che respiriamo.Magari cactus che sopravvivono a tutte le intemperie e sopravvivono anche a se stessi.
    Un abbraccio
    Mk

  6. A volte mi chiedo perchè dovrei commentarti, mi sembra così bello leggerti e basta. Poi riflettere su quello che hai scritto e chiaccherare così, per intuito e pura immaginazione, con te come se ci fosse un accordo non stipulato fra noi e anche tutti gli altri che ti leggono insieme a me.
    A volte mi chiedo cosa dovrei commentare dei molti orizzonti che apri dalla tua finestra. La pazzia? L’esilio? L’amore? La vita? L’amicizia…il sogno magari? Sono quell’Enzo che sai, leggerti è sempre un piacere e l’ho scritto da me.

  7. Arrivo al tuo blog per la prima volta grazie all’invito fattomi da Enzo, e leggere questo tuo post è stato così bello e tutta la sensibilità che vi si trova così coinvolgente da non aver altre parole da dire se non quelle che mi ritengo fortunata ad essere entrata in contatto con te.

  8. Si ma dopo tutto questo leggerti ci lasci a becco asciutto? e quindi che facciamo commentiamo i tuoi piagnistei senza manco confortarci di una tua lacrima? Ora smettila e torna tra i vivi, che sei viva e solo la tua sfacciataggine verso la vita al momento ti nega.

  9. Leggi “Favola d’amore” di Hesse. Essere albero non è sempre vantaggioso. E comunque anch’essi hanno i loro bei problemi. Quelli a chioma folta, per esempio, non riescono a debellare la forfora :)

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