Puttani e puttaniere

Puttaniere: femminile, plurale.

Parlavo con qualcuno di roba inconsistente quando mi son sentita dire:” tanto gli uomini son tutti uguali”.

E ho provato l’identico senso di irritazione che accompagna la diceria che vorrebbe noi donne tutte zoccole.

Luoghi comuni nati da delusioni e rimpianti.

Parole confutabilissime e scontate.

Da qui il solenne proposito di non ricadere nella trappola dell’amaro in bocca, facendo la figura dell’oca andata a male.

Che la mia scarsa stima nei confronti del genere maschile affondi le radici in tempi lontanissimi è fuor di dubbio, e forse ha i suoi sacrosanti perchè.

Poi non è andata meglio, in un crescendo tragicomico da operetta da due soldi.

Sì: non è andata meglio per niente, ma io ho le mie colpe.

Perchè ho sempre preteso molto da me stessa con durezza, e mi son sentita autorizzata a farlo con gli altri, aspettandomi qualcosa, o qualcuno, che sfiorasse la perfezione.

Ma perfezione al mondo non c’è, e la presunta mediocrità di cui mi sentivo circondata forse era solo “essere normali”.

Strano che certi pensieri mi vengano in testa quando sono imbambolata, cioè con lo sguardo fisso nel vuoto e i neuroni a folle.

Dlin dlon: post scriptum numero uno.

Il buon Gians penserà, forse legittimamente, di aver avuto ragione. Però io sono così fatta, e al massimo posso invidiarlo.

Dlin dlon: post scriptum numero due.

Auguri di buon compleanno al mio ex marito, che a volte passa da qui. E’ sempre un rompiballe stratosferico, ma in fondo è buono.

Appunto.

Humangled – Liquidfire

Asincronie

Guardando la strada e il parabrezza mi sono accorta che al tergicristalli sarebbe servita una velocità adatta alla cadenza della pioggia di stamattina: intermittente, variabile da metro a metro.

Allo stesso modo, nel corso della vita, qualcuno avrebbe bisogno di vedere le proprie esperienze in sintonia con lo svolgersi naturale degli accadimenti che non dipendono da noi.

Sembra facile.

Verve – Lucky man

Emersione

Non mi è mai piaciuto accettare qualcosa senza la stampella della ragione, anche se spesso sembro andare a ruota libera.

E’ che il mio caos è interno, ma a suo modo organizzato.

Ho trascorso buona parte del pomeriggio di domenica  immersa in letture angoscianti, ma necessarie a capire.

Poi ho chiuso il libro e ho iniziato a ramazzare con vigore il pavimento, cercando di tenere i pensieri chiusi dentro il recinto in cui li ho relegati.

E’ così che si vive: fra un diritto, un rovescio e un calcio in faccia.

Sabato sera ho rivisto un amico che non vedevo da qualche mese: onestamente avrei voluto che il nostro abbraccio non finisse mai, o non così presto.

Abbiamo bevuto una birra insieme e chiacchierato un po’, poi ci siamo salutati.

Quindi  lui ha raggiunto un gruppo di amici suoi, ed io, dopo aver cenato fuori con altra gente, sono tornata a casa sotto una luna che illuminava la strada in un modo che avrei definito commovente, se il cuore non mi si fosse atrofizzato come una radice al sole.

Però, ecco, non è detto che certi processi siano irreversibili.

Malika Ayane – Thoughts and clouds

Una qualunque

Arriva il momento in cui capisci che i tuoi pensieri vuoi tenerli solo per te.

Un momento che ti ritrovi dentro e fuori. Che prende il sentire più intimo e lo chiude a chiave in un cassetto dal quale non uscirà mai.

Senza che tu l’abbia scelto consapevolmente. Senza che tu l’abbia voluto.

E l’idea di essere stata fatta passare e bollata come una sciocca qualunque, una con i sentimenti che nuotano troppo in superficie e il cuore di bambola, non ti tocca più.

Esisti come emanazione di te stessa: con un bagaglio mostruoso di ricordi mostruosi.

E poche emozioni spente senza lacrime.

Scusate se mi lagno e mi ripeto, però va così, e questo è il mio blog. Mi manca il tempo che fu qui, con voi, ma ho la sensazione che il vento abbia voltato le pagine fino alla fine del capitolo.

Radiohead – Paranoid android

Alberi senza radici

Quando ero piccola e studiavo in collegio, circa un secolo fa, c’era una ragazzina che credeva di essere un albero.
Un giorno la portarono via perchè era “schizofrenica”.
– Sapete, la schizofrenia è una malattia mentale senza ritorno.
La ricordo ancora camminare sola lungo i corridoi semibui, sfiorando il muro con un dito.
Mi sembrava bellissima.
L’incipit di questo gomitolo di parole l’ho preso tal quale da un commento lasciato a Laura, su facebook.
Annamaria era sola con se stessa. Era sempre sola con se stessa: se non sfiorava i muri rimaneva per ore a guardare fuori, oltre le sbarre.
– Vedi? Li vedi quegli alberi verdi? Io sono un albero, come loro.
Ed era assolutamente convinta. Assolutamente serena e determinata.
Probabilmente la forza di ciò che chiamavano follia era il lampo improvviso che si accendeva in quegli occhi color petrolio, che dava vita assoluta e vigore ad un visetto dolce e regolare. Il volto di una quindicenne che portava i capelli legati in un coda che le scendeva su una spalla.
Sparirono insieme, lei ed Antonella. La seconda perchè rimase incinta, e i genitori dissero alle monache che era uno scandalo insopportabile.
La pazzia e una vita che si affacciava erano scandalose allo stesso modo, in quell’ambiente bigotto, asfittico e malato.
Pieno di pregiudizi e di “votate diccì perchè quello è lo scudo di nostro signore”.
Ho abbastanza anni per averne viste, e sentite, e vissute tante.
Credevo fosse un buon patrimonio da portare in dote alla sensibilità di un uomo che avesse avuto voglia di con-dividere ricordi ed esperienze.
Invece credo di essere sempre stata considerata  l’Annamaria di turno: che, però, non credeva di essere un albero. Un’ Annamaria che non credeva niente ed in niente.
My family was almost strange, direbbe Jo.
Papà anticlericale e mangiapreti, femmine credenti e fervide, con le loro velette ed i rosari in borsa.
Mia nonna, qualcosa o qualcuno  l’abbiano in gloria, mi faceva pregare, mettendomi fra le mani una coroncina di madreperla rosa.
Non conosceva il latino ma lo parlava, ed io rimanevo affascinata da quella lingua che sembrava uno slang ammaliatore.
Orapronobbìs, orapronobbìs, mater semprevergine e turris eburnea.
Nonna, ma che vuol dire?
– Prega la madonna, che nella vita ti aiuterà sempre.
Oggi il rito del rosario l’ha ereditato sua nuora, cioè mia madre.
Se c’è un problema, e vi assicuro che in questo periodo ce ne sono a iosa, lei prende quella cosa fra le mani e, come se non bastasse, cammina casa casa* come un’anima in pena. E prega convinta che lassù, o laggiù, o ad ovest di Paperino ci sia qualcuno ad ascoltare le sue farneticazioni.
Ogni tanto sospende la litania, emette un sospiro che sembra la rappresentazione sonora di una tromba d’aria, poi riprende a camminare con il coso fra le mani e gli occhi al cielo.
Ciò nonostante rispetta il mio non credere, tanto quanto io rispetto il fatto che alla sua età pensi  ancora alle favole.
Sempre più convinta che siamo stati noi a creare Dio e non vaisversa, anche stamattina mi sono affacciata sulla sponda dei miei (dis)umanissimi casini, e li ho  soppesati, accarezzandone idealmente i contorni taglienti, o nodosi e freddi.
I miei problemi sono un unico, grosso problema, insidioso, brutto e maligno come un cancro.
Come una grossa massa tumorale  che mi scava dentro, riuscendo a mandare a puttane quel che resta del mio tenace attaccamento alla Ragione.
Se mi lasciasse anche la capacità di raziocinio diventerei Annamaria, e me ne andrei in giro a dire a tutti di essere un albero.
Chissà: forse dovrei iniziare ad augurarmelo.

* pugliesismo

Bruce Springsteen – I’m going down

I fiori psichedelici della West Coast


Some velvet morning
When I’m straight
I’m gonna open up your gate
Some velvet morning
When I’m straight
I’m gonna open up your gate

Flowers growing on a hill
Dragonflies and daffodils
Learn from us very much
Look at us but do not touch
Phaedra is my name

Some velvet morning
When I’m straight
I’m gonna open up your gate
Some velvet morning
When I’m straight
I’m gonna open up your gate

Flowers are the things we grow
Secrets are the things we know
Learn from us very much
Look at us but do not touch
Phaedra is my name

Some velvet morning
When I’m straight
I’m gonna open up your gate
Some velvet morning
When I’m straight
I’m gonna open up your gate

Some velvet morning when I’m straight

Flowers are the things we grow
Secrets are the things we know

I’m gonna open up your gate

Learn from us very much
Look at us but do not touch
Look at us but do not touch
Look at us but do not touch

Vanilla Fudge – Some velvet morning