A volte ritorno…

…ed entro in punta di piedi, come se questa non fosse casa mia.
A furia di traslocare  finirò per perdere le chiavi, e allora sparirò per sempre con tutta la mia zavorra.
Tanto, si sa, scrivere è come parlare al terapeuta, o farsi una scopata:
lascia esattamente il tempo che trova.
Ti regala una sensazione di benessere solo finchè dura, e in genere dura poco.
E dura poco perchè è così per definizione e dato di fatto.
Ieri sono stata da Feltrinelli. Ho comprato “Spinoza”, che era nei programmi, e un volumetto che mi ha strizzato l’occhio dallo scaffale: “Perchè siamo infelici”, scritto da una manica di psichiatri. Ma non c’è risposta, lo so, così come non c’è vera infelicità.
Si muove dondolando, intorno, un limbo ovattato che non lascia passare l’aria, e a volte nemmeno la luce.
Ma ci si abitua, al limbo. Come ai dolori articolari e a quelli inflitti dagli amori ingiusti.
Oggi ho letto un saggio breve di mio figlio, e ho notato che non mette i puntini sulle i, in un periodo della sua vita in cui non è più ma non è ancora.
Spero gli tocchi una sorte migliore. E una vita con pochi perchè.

Who – Baba O’ Riley

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18 pensieri su “A volte ritorno…

  1. scrivere è vero concede una breve tregua all’infelicità,ma dura troppo poco e inevitabilmente si ritorna al buio,al silenzio,al limbo a cui purtroppo e in nessun modo riesco ad abituarmi a rassegnarmi e credi questa èla cosa più difficile da accettare.

  2. Che sorpresa, Mara.
    A quello che chiamo limbo mi sto abituando pian piano, anche se a volte fendo la nebbia con le mani e provo a saltare fuori per un po’.
    Ma non dura.

  3. Gatta bella, l’inferno lo conosco bene anch’io, ma il meglio che mi è stato concesso (da chi, poi?) è questa ovatta senza senso.
    Anch’io, ormai, scrivo pochissimo, ma so che la scrittura è come un fiume carsico.
    Prova a far resuscitare il tuo blog.
    Un bacio.

    Il libricino (che poi tanto libricino non è) tratto dal blog omonimo, Leo.

  4. Ma, scusa, perché siamo infelici non dovremmo già saperlo bene di nostro? Dovrebbero dire come fare a non esserlo ma questo se lo tengono per loro, i bastardi!

    ciao Neit

  5. io mi chiederei piuttosto perché dovremmo essere felici? non siamo nati per questo, temo, ma per arrabbattarci alla meglio tra le trappole e le miserie, cercando di farne un percorso ad ostacoli da affrontare con lo spirito più leggero possibile. che non vuol dire stupido, vuol dire leggero, quanto basta per saltare meglio.

  6. Ho imparato a farmi scivolare tutto addosso e a congelare le emozioni.Non analizzo come mi sento:seppellisco e basta.Sperando che poi non ritornino come gli zombie fuori dal terreno e per allora mi auguro di avere tutte le armi disponibili per sconfiggerli.Per il resto,cara Nic, il limbo va bene, meglio dell’inferno.Quello già lo si è sperimentato abbastanza.
    Un abbraccio

  7. nic…come fai a dire che scopare lascia il tempo che trova?
    lascialo dire ai maschietti, che sono bravi in questo
    piuttosto non crogiolarti nell’infelicità e prenditi un libro che ti faccia sorridere…
    trovo rilassante e divertente camilleri, ad esempio, ma i gusti sono gusti
    leggiti qualche buon romanzo erotico, come quelli di Anais Nin

    prova con pilates, che fa miracoli, per i tuoi doloretti, magari con un simpatico personal trainer (come faccio io)
    baci tanti e un abbraccio
    N.

  8. Lasciali stare gli strizzacervelli,Nico.Non ci vogliono loro per sapere qunto è dura e priva anche solo una giornata di non-felicità (che non è l’infelicità).
    Ciao Nico,un bacio
    Clem

  9. una vita con pochi perchè?
    non so, non credi che perderebbe un poco di pepe?
    a te ne da tanto, e perchè no, infondo a volte sembra sufficente. Anche se vorremmo una vita con più amori felici…anche solo uno.

  10. … e magari l’Unno adesso sta rileggendo il proprio saggio e sta domandandosi:
    “Ma perché non metto i puntini sulle ‘i'”?
    Tutto sua madre: se non si fa un paio di pippe mentali al giorno, non è contento neanche lui…
    Un bacio, gemella diversa.

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