L’onda anomala

C’è stato un tempo in cui amavo pensare, e provavo a dipingere i miei pensieri con tocchi delicati.
Poi mi prendevano, furiose, rabbia e passione, e la tela si imbrattava di colori inquietanti.
C’è stato un tempo in cui scrivere era sollievo per il cuore, e le parole che incatenavo l’una all’altra il gancio al quale mi sarei tenuta stretta per non affogare in me stessa.
Ci sono sempre tempi e momenti, e stagioni che volano via portando con sè gli aspetti migliori di quello che siamo stati. O che saremo, in un moto perpetuo impietoso e inevitabile come la vita quando si fa prigione.
Adesso che sono questo nucleo di carne pulsante ma stanca posso voltarmi indietro, veramente, e carpire e suggere e nascondere quello che posso tenere per me, senza che anima alcuna reclami il maltolto.
Adesso posso indossare un abito da prostituta o da suora: il centro della questione sarebbe comunque messo in luce nella maniera giusta.
Tornando indietro ci si guarda come se si fosse altro da sè, e si prova stupore, o sgomento, per quello che abbiamo tessuto, mentre il tempo ci passava addosso come il manto nero della morte.
E sfilano via le convinzioni testarde e a volte ottuse della prima gioventù, le promesse recitate a fior di labbra e quelle taciute ma radicate dentro.
Si allontanano, svanendo in dissolvenza, i volti opachi di chi amammo, e quelli di chi non ci amò perchè eravamo diverse da come avrebbero voluto.
A volte la vita sembra un gioco ad incastri: come quelli dei bambini.
Peccato che quasi mai le formine combacino con gli alloggiamenti.
Stamattina, ormai ieri, mi è stato garbatamente ripetuto che vivo come mi pare,  in maniera anarchica.
Eppure di compromessi so di averne dovuti ingoiare tanti: non credevo  sarei stata ancora tenuta nella condizione di chi, per bisogno di amore e certezze, deve adeguarsi a modelli comportamentali che sente ormai lontani, o che non ama, semplicemente.
Perchè non finisce mai, fra tentativi di fuga disperata e sensi di colpa che non avrebbero più ragione di esistere.
E invece a volte si china il capo, sorridendo, e si spegne la mente.
On. Off.

Antonello Venditti – Ora che sono pioggia

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16 pensieri su “L’onda anomala

  1. Incredibilmente ogni volta mi stupisco di leggere i mei pensieri, le mie sensazioni, il mio vissuto nelle tue parole.

  2. Tu non la spegni mai la mente amica mia, io lo so, quello che non so è se questa cosa è un bene oppure un male…

    ciao Neit

  3. Spesso mi ritrovo in quello che scrivi perchè riesci a far “vedere” il tutto.
    Per me non è un bel periodo……bacio

  4. Quando ti leggo,Nic cara,sono sempre diviso tra l’ammirazione per il modo stupendo in cui metti le parole una dietro l’altra e il rammarico quando realizzo che quelle splendide righe sono anche e soprattutto un grido di dolore.Ti abbraccio.Roberto

  5. c’è un tempo per ogni cosa, per le lacrime come per la gioia,
    ora mi sembra che dopo aver tanto salito la strada ti si presenta, non dico in discesa, ma almeno parallela ai tuoi pensieri, almeno così mi sembra!
    è un ottimo motivo per essere fieri di qualcosa, ti pare???

  6. struggente analisi della vita. Ne ho in punta di tastiera una, che forse digiterò a giorni. Ma se il risultato del vivere come ti pare, il che non esclude i compromessi, è questo… beh, direi che dovresti continuare!
    Lila

  7. Ma guarda che hai una mente curiosa, solletichi mille ansie sicura che non sono solo le tue, ti convinci o no, che di questi percorsi, da anni ti porti dietro decine di lettori? e allora che risposte pensi d’ottenere, se non quelle che già conosci! datti una mossa e vieni “a chiedere della vita” da chi la passa diversamente. Un bacio,

    Gians

  8. Nitolina no.
    Antonello Venditti no.
    E’ il baratro.

    Quando divento grande posso ricevere in dono una delle tue tele?? mi piacerebbe tanto!

    Lavinietta tua.

  9. Sono ancora prigioniera.Amerei vivere nell’anarchia totale riflesso di quella napoletana che mi travolge ogni giorno,ma l’ impostazione mentale da insegnante amante delle regole mi crea una devianza dal total anarchico.L’unica rivoluzione a cui mi lascio andare è quella alimentare .E la mia linea già ne sta soffrendo …:))))

  10. E alla fine del pezzo linki una canzone di Venditti, che strano mi fa pensare a un amore che non si è mai spento, è cambiato ma c’è. Si, sono d’accordo si cambia, si muore dentro a volte ma si va avanti mentre nel bilancio della vita aumentano le disillusioni e i sogni si fanno più piccini.

    Cià, blogger, spero tu non molli!

  11. E’ proprio così, Cumino. E quell’amore, pian piano, è svanito fra le nebbie del passato, nonostante io non lo volessi.
    No che non mollo: non l’ho mai fatto. ;)
    Ciao e benvenuta.

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