Ed io che credevo sarebbe finita in un altro modo

La massa amorfa di gente defluisce piano, e solo adesso riesco a mettere a fuoco persone e personaggi che si aggirano ancora per le strade. C’è il tipo che pedala su una strana bici-chopper che ha davanti una  targa triangolare su cui c’è scritto “Route 66”. E la coppia che sembra uscita da una commedia all’italiana degli anni ’60. Dov’erano, tutti, un mese fa?
Da qualche parte dovevano pur essere: ero io che non li vedevo, presa a difendermi dagli spintoni di chi taglia la strada senza riguardi.
A volte la folla mi fa paura: diciamo quasi sempre, per onestà intellettuale.
Settembre è arrivato senza clamori, scivolando sui fondi di bottiglia degli oli solari e le valigie degli ultimi vacanzieri agostani: generalmente i meno disciplinati.
E’ un mese che amo molto, anche se porta con sè odore di chiusure e di bilanci; anche di buoni propositi, come fosse la fine dell’anno. Forse, a pensarci bene, amo settembre proprio per questo.
La luce diventa obliqua e luminosa in maniera quasi struggente, mentre accarezza le teste dei bimbi e i secchielli sul punto di essere riposti per l’anno venturo.
Da quanto tempo ho smesso di essere bimba?
Ho ricordi nitidi e lontani: una tenda di cotone blu che veniva quasi risucchiata dal vento, e il suo rumore secco contro la persiana che riparava la mia controra insonne dai raggi del sole.
Mia nonna che mi marcava a uomo, e che  inevitabilmente  finiva per cedere al sonno, celebrando suo malgrado la mia ennesima vittoria.
Ricordo le  prime piogge e la caccia alle lumache, gli arcobaleni immensi che univano il mare e le colline, dalla parte opposta. Il mio prendisole giallo chiaro con il sole davanti e la luna dietro, il caschetto con la frangia che tenevo da un lato con i “ferrettini” colorati.
Il tempo che passa mi sgomenta: giorno dopo giorno ci porta via a noi stessi, provando a disperderci nell’aria immota come vecchie diapositive sbiadite.
Non c’è scelta: soccombere a ciò che non si può evitare, o diventarne parte.

Pink Floyd – If

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10 pensieri su “Ed io che credevo sarebbe finita in un altro modo

  1. Questo post mi è piaciuto molto, hai suscitato ricordi simili (a parte i ferrettini e con minor numero di arcobaleni).
    Mi ha colpito anche il considerare il primo di settembre come l’effettivo capodanno, anni fa con un mio amico pensammo di fare delle agende che iniziassero a settembre per finire ad agosto, perchè a novembre entrambi giravamo anche con l’agenda dell’anno successivo e due agende erano troppe.

    Soccombere? No, cerchiamo di diventarne parte.

  2. Ho avuto pensieri sull’agosto che in parte sono simmetrici ai tuoi, però arrivo a conclusioni diverse. Per me la vita è da vivere (tautologia necessaria) e il passato, un giardino costruito con fatica, comunque positivo. Ma io sono ottimista Nico, :), buon giorno, oggi sole e aria fresca
    http://willyco.wordpress.com/

  3. Da quando ho iniziato ad avere coscienza di esistere ho considerato settembre l’inizio del mio anno nuovo, Arci. Il Capodanno di tutti per me è una convenzione.
    Farne parte: sì, ma non è facile.

    Sole e aria fresca (parecchio) anche qui, Willy.
    Non sono esattamente una pessimista pura. Se lo fossi stata adesso non sarei qui. Diciamo che tendo alla malinconia. ;)

  4. Ciao, il significato che con sè porta Settembre ha molte analogie con quello di Gennaio. Io, compio gli anni il 31 Agosto e dovrei fare i soliti buoni propositi proprio in questa data più che al primo dell’anno. Se facessi ancora promesse di cambiamenti mentirei a me stesso. Ma ben venga un nuovo anno e ( nel mio caso ) un anno in più!

    Enzo

  5. di settempbre ricordo, i suoi trenta giorni, la cartella nuova per andare a scuola. La corse per vedere se davvero a casa è tutto come prima…
    e ora, che non lo ricordo ma lo so il mio mese, in cui vado in viaggio lontano mentre gli altri controllano se il divano gli ha tenuto un posto, ho anche questo post poetico e soffuso, come una dissolvenza sulla mia breve partenza.Grazie :)

  6. anch’io considero settembre il vero capodanno. Tutto si rimette in moto, si apre il quaderno e si scrive per un po’ in bella calligrafia, si fanno buoni propositi che dureranno pochissimo ma l’importante è crederci.
    Buon anno, cara nico. Che ti porti cose belle.
    cristina

  7. Credevo di essere l’unico a festeggiare la notte del 31 Agosto.Il tempo ha effetti devastanti,pur di contrastarlo c’è chi gira in Converse senza stringhe e Skullcandy al collo.Ti abbraccio.Roberto

  8. per questo erano belli i diari scolastici che si aspettavano con ansia nelle cartolerie di fine agosto, perché li si poteva cominciare a riempire dei buoni propositi e dei progetti per i successivi 10 mesi, intasando le prime pagine di cuoricini estivi per i primi amorazzi da spiaggia.
    è bello settembre, ci restituisce a noi

  9. io invece avevo nonno che mi marcava stretta,
    con le minigonne o se tornavo tardi,
    di lui conservo bei ricordi, di uan figura dolce e pulita!
    amo settembre per lo stesso motivo, anche se nei paesi di mare porta sempre con se una scia di malinconia..

  10. Lo spero, Cristina. Ci spero ogni anno ma…
    Intanto ho tirato fuori il quaderno bello.

    Odio il tempo che passa, Roberto, ma le scarpe slacciate le lascio volentieri a mio figlio. :)
    Ti abbraccio.

    Verissimo, Metro: ci restituisce a noi.
    Ai miei tempi (inizio ad esprimermi come una bacucca) c’era poca scelta di diari: io compravo quello di Grazia. :)

    Ognuno di noi ha avuto il suo marcatore, Sabby. :)
    Hai ragione: nei paesi di mare settembre porta con sè un po’ di malinconia, ma è una malinconia dolce, al punto che fra un anno (cioè quando mio figlio finirà le superiori) conto di venire a vivere qui. Il rumore delle mareggiate invernali è impagabile.

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