Strade

Guido piano, come Concato, e come lui ho qualcosa dentro al cuore.
I cartelli stradali dello svincolo sono sbiaditi ai limiti dell’illeggibilità, ma la strada la ricordo bene.
Svolto a sinistra e torno a pormi domande sul destino e il libero arbitrio.
Forse certe persone le incontriamo affinchè ci insegnino qualcosa, e ci accompagnino lungo un tratto di strada.
Il momento in cui ci si incammina su sentieri diversi è un puntello nel cuore, e il dolore di quella ferita sarà sempre lì a ricordarci che abbiamo vissuto, e abbiamo provato ad amare.
Guido piano e guardo il sole che scivola dietro le colline, a ovest.
Mi porto con me, come un’altra seduta accanto. Porto con me  la realtà della solitudine,  scotto da pagare al dio dei sacrifici e delle prove.
In fondo siamo tutti soli, anche se c’è chi è sempre un po’ più solo degli altri.

Queen – Bohemian Rhapsody

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Frank & Mary

Inguainata la mia porosità naturale per questioni di sopravvivenza mi sorprendo oggi a rinunciare ai miei legittimi piani di fuga per cercare, ancora e ancora, di mettere una pezza ovunque ce ne sia bisogno. Conosco già a memoria le obiezioni, i consigli e le sparute, eventuali approvazioni. Non c’è niente che non sappia, ormai: potrei sembrare la cialtrona che legge nel pensiero.
L’incudine e il martello saranno sempre un incubo per me, che sono nata fra l’incudine e il martello.
C’è che prima o poi la marea porta tutti i nodi al pettine, ed alcuni sono scorsoi.

Lou Reed – Temporary thing

Notti di ferragosto

Notte di ferragosto.

Siccome “ho un’età”, ogni anno mi torna in mente quella vecchia canzone di Gianni Morandi. Al tempo dei lampioncini sulle porte di ingresso della casa al mare, comprata da poco.

La sera del quattordici mia nonna iniziava a preparare pietanze per la tavolata del giorno dopo: come sempre ci sarebbero stati i parenti di mia madre, cioè zii e cuginetti. Mio padre, figlio unico, bilanciava suo malgrado quella che poteva diventare ogni anno una giornata tragica.

Quando mi capita di guardare quelle vecchie foto in bianco e nero mi sembra appartengano ad un’altra famiglia, sebbene quella bimba con il caschetto chiaro, gli occhi attenti e le pose scomposte e molto familiari sia solo un po’ cresciuta.

Stamattina ho rifiutato il mare. Ho rifiutato il sole cocente e i formicai umani ciabattanti.

Ho giocato un po’ con Thiago, poi ho preso la bici e, slalomando fra le formiche, sono andata a comprare le vaschette di gelato e le piastrine antizanzare. Tornare a casa, intorno alle dodici, è stata un’impresa. Ho rischiato di cadere un paio di volte, e di essere investita dal solito bifolco col suv e il bagagliaio pieno di maleducazione frammista a boria. Mistura letale.

Quarant’anni fa le auto erano poche, e una povera bimba con la sua Atala azzurra poteva sfrecciare dal bottegaio (praticamente il padre del mio amico che stamattina mi ha venduto gelati e Vape) senza rischiare la vita.

Domani, comunque, i nonni a tavola saranno due, tre i figli (due coniugati e una non più, ma fa lo stesso) e cinque nipoti in tutto.

Stanotte non me ne starò a guardare i lampioncini, col mangiadischi arancione sulle gambe scorticate.

Stanotte vedrò un film di qualche anno fa, al pc, e forse mi addormenterò abbracciata al cuscino.

Patti Smith, Carmen Consoli – Because the night

Andare

Il sogno di una notte di quasi fine estate si infrange, senza sorpresa, contro una barriera di deja vu e paure ancestrali malamente represse.
L’orologio della vita scandisce il suo tempo implacabile fra chiare, fresche, dolci acque e stanze di ospedali.
Volevo comunicare le mie nuove convinzioni, e il disappunto, ma sono rimasta muta contro ogni mia ragionevole previsione.
A volte siamo estranei a noi stessi e, di solito, ce ne accorgiamo con stupore e senso di smarrimento.
Ma non ero io quella che…
Sì, quella ero io, ma adesso sono questa, e questi e quelli, tutti noi,  rappresentiamo tappe evolutive del comune  passaggio, a volte silenzioso, attraverso la vita.
Non dovremmo sprecare il tempo che rimane in inutili e sterili prese di posizione, in rancori tenaci espressi da parole offensive o atteggiamenti ostili.
Non è un inno al “volemose bene”: l’ipocrisia è l’opposto della consapevolezza di essere tutti sulla stessa piattaforma traballante.
La ragione mi suggerisce questo, e so che non sbaglia. Il cuore, cioè quel che ne resta, è ancora un piccolo nucleo raggrumato in un nodo freddo e scuro.
Ma è solo questione di tempo, mentre il tempo ci sovrasta e ci travolge.

Neil Young – Old man

La vita che mi diedi

Conserva la mia lucidità mentale intatta fino al momento in cui deciderò di perderla per sempre. L’abitudine imporrebbe di invocare “Dio” o “Signore”, ma io non so invocare, nè pregare. Nè credere.
Posso solo sperare di essere presente a me stessa fino a quando avrò bisogno di esserlo.
Credo che la vita appartenga solo a noi, sebbene le relazioni intessute con le maglie dell’imprescindibilità ci releghino al ruolo infelice di chi vorrebbe spegnere l’interruttore senza poterlo fare.
Eppure sono oramai moderatamente serena.

Lou Reed – Wild child

L'(em)pietà

Io so aspettare
il suono di mitraglia dei ricordi
la borsa che verrà fra dieci anni
appesa alla maniglia di una porta.
So aspettare il languore
del pasto agognato
mai avuto
digerito con fatica e dolore.
So aspettare la lapidazione dell’empia
che mi guarda coi miei occhi.
E la fossa amica
la pietà e la ragione
la scelta di una causa
per la quale legare la mia anima
ai binari morti di un treno
scomparso nelle nebbie di un sogno.

Beatles – Eleanor Rigby