Zombie

Andarono via nel buio della notte, mano nella mano. Il futuro era un tuffo al cuore, un arcobaleno improvviso dopo un pomeriggio di pioggia, una folata di vento fresco sul viso.
Era il ripetersi della stessa speranza all’infinito, a partire da quella tarda sera in cui, con la schiena appoggiata al muro del balcone, se n’era stata lì a lungo, a veder schizzare le luci delle auto sulla statale. Poi c’erano stati Pericle e la gatta incinta, e quella gioia che faceva germogliare il cuore come un seme ricco di vita.
E l’hotel nel centro di Madrid, e quello gnomo che seminava il terrore armato di biberon.
Vita.
Finche ce n’è è tutto dovuto: pretendere pare quasi doveroso, soprattutto se il passato è stato avaro. E si arraffa vita a piene mani, mordendone la carne con una furia condita di esaltazione e paura.
E ci si butta a capofitto, nella vita ribalda e schiva al tempo stesso.
Poi la luce si spegne, ed è ragionevole immaginare che loro se ne vadano ancora via nel buio della notte, mano nella mano.
L’immaginazione è un viottolo sassoso e impervio che si inerpica fra le impalpabili volute dell’anima. Per regalarle un’altra boccata di respiro.

Cranberries – Zombie

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12 pensieri su “Zombie

  1. Questo commento te lo lascio perchè quando scrivi così è come se prendessi l’alta velocità per le stelle: l’immaginazione è la prima classe lusso.
    Devo anche comunicarti una cosa spiacevole: qualcuno/a è riuscito a carpire la password del mio blog e ha iniziato a commentare a cazzo sui blog a me “vicini”. Ho traslocato ovviamente ma ritenevo giusto metterti sull’avviso.

  2. Le emozioni vissute sino in fondo reclamano un prezzo da pagare dopo,quando se ne sono andate.L’ideale sarebbe addentarle e scordarsene subito dopo.Ti abbraccio Nic.

  3. “…quella gioia che faceva germogliare il cuore come un seme ricco di vita”
    L’ho provata pochissime volte e, ogni volta, spero sempre di sbagliarmi. Magari c’è di più.

  4. Si ripetono davvero all’infinito, in loop le nostre speranze, i nostri errori, i nostri “se…” e i “ma…” e così via.
    C’è sempre un orizzonte da raggiungere…ti cito un autore che ho scoperto da poco, Ryszard Kapuściński. Al termine di un suo libro che si intitola La prima guerra del football e altre guerre di poveri, Feltrinelli, cita Moby Dick di Melville:

    Il protagonista, un marinaio di nome Ismaele, naviga nell’oceano. Insieme alla ciurma della nave dà la caccia a una pericolosa e inafferabile balena che alla fine emergerà dal fondo e assesterà alla nave il colpo mortale. A un certo punto sente il capitano, il terribile, implacabile Achab, gridare l’ordine: “Barra sopravvento! Raddrizzala per il giro del mondo!”. Ismaele allora pensa: “Il giro del mondo! C’è molto in queste parole che ispira sentimenti d’orgoglio; ma dove conduce tutta questa circumnavigazione? Soltanto, attraverso innumerevoli pericoli, a quello stesso punto donde si è partiti, dove quelli che abbiamo lasciato indietro al sicuro sono stati avanti a noi tutto il tempo”.
    Eppure Ismaele continua navigare.

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