Post-it

L’attività di blogger stanca, o sono io che non ho più nulla da dire?

Comunicherei con voi in altri modi, ma questo affiggere piccoli post it sulla mia bacheca sempre più disabitata sta a significare “ci sono, ma in modo diverso”.

In questi primi giorni al mare il mare l’ho visto pochissimo: praticamente solo stamattina.

Inforcata la bici dopo un anno, ho camminato sulla sabbia, nemmeno tanto male, e mi sono distesa al sole capriccioso di questa estate che non decolla.

Un bel ragazzo di colore mi ha garbatamente presa in giro per la mia pelle troppo chiara. Mi è sembrato avesse chiesto quanto tempo mi sarei fermata lì: gli ho risposto “due mesi, più o meno”.

E lui, sorridendo ancora di più, e scuotendo la testa, ha detto che era incredibile che dopo due mesi fossi ancora così bianca.

Naturalmente gli ho sorriso anch’io.

Sono quieta e silenziosa: penso con serenità alla mia vita e metto finalmente in archivio ogni volto, ogni storia, ogni più piccola sensazione. Dolori, abbandoni, malattie, torti fatti e subìti. Gioie inaspettate e colossali illusioni.

Sto mettendo in ordine, pian piano, le mie esperienze passate, e presto inizierò ad imprimere un corso differente a quel che resta.

Adesso che ognuno è tornato al suo posto.

Metallica – I disappear

Annunci

Benedetta

Più o meno dopo pranzo suonano al cancello.

L’unno stava aspettando un gioco della PlayStation comprato su Ebay. Scende per ritirare il pacchetto e torna su con una confezione cilindrica.

– Ma’, hai comprato qualcosa in una libreria?

– No.

Sto lavando i piatti e mi volto appena: l’oggetto che mio figlio ha in mano sembrerebbe un calendario, una stampa, un papiro.

Con estrema delicatezza la carta plastificata del corriere è stata sbrindellata e lasciata cadere su una sedia.

Mi avvicino, incuriosita, mentre l’impaziente rampollo estrae dal cilindro di cartone…una benedizione solenne di Papa Penetetto ad una coppia di illusi…ops…sposi.

Devo dire che l’immagine del pontefice è davvero inquietante: quelle tre dita protese, e l’espressione inconfondibile del volto, sembrano tutt’altro che un augurio e una promessa di protezione.

Con gli occhi sgranati ci accorgiamo che di benedizioni solenni, su carta pergamenata, ce ne sono ben due. Già: ma noi che c’entriamo?

Recupero la carta straziata e riesco a leggere il nome del destinatario di quel singolare cadeau: è il parroco della chiesa qui vicino.

Telefono immediatamente alla Bartolini, ma la voce preregistrata avvisa la gentile clientela che il call center riapre alle quindici. Nei venti minuti intercorrenti finisco di riordinare, mentre Riccardo si precipita al computer a scrivere sulla sua bacheca di facebook che ci siamo beccati una benedizione destinata ad altri. Due benedizioni.

Io stessa, quando mi sposai, ricevetti il gentile omaggio da un’amica di mia nonna ancora in vita: oggi, dopo dieci anni di “e vissero felici e contenti”, e dieci da “chi osò separare ciò che Dio unì”, posso affermare che la mano protesa di Wojityla rimase protesa inutilmente.

Alle quindici e un minuto richiamo. Il primo operatore me ne passa un altro.

Salve. Il corriere deve essersi confuso: invece che un videogioco abbiamo ricevuto una benedizione dal papa.

– Lo contatto subito, signora: c’è stato senz’altro uno sbaglio.

Dopo un quarto d’ora scarso mio figlio scarta il suo gioco di facce truci, pistole e mazzate.

Mi chiedo che faccia avrebbe fatto il parroco se fosse stato più curioso.

Shrinebuilder – Benediction

Come si fa?

Avevo detto, tanto tempo fa, che mai avrei reso privato un mio blog. Mai.

Adesso sono costretta a rimangiarmi le parole.

Mi spiace, perchè tengo a questo spazio, e non mi sembra bello erigere muri invalicabili tutto intorno.

Purtroppo c’è gente che non ha da fare nulla di meglio che ficcare il naso in quel che traspare della mia vita.

Allora, concretamente, come si fa?

Vi contatto uno per uno per lasciarvi l’e-mail alla quale scrivere perchè vi mandi una password?

Sapete? Sono mortalmente stanca.

Quel che vi pare

E così è arrivato un altro fine settimana, con mia buona pace.

Mi sento offesa, trattatata con poco riguardo, presa a male parole.

Però, forse, è vero: la colpa è anche mia: che non so sfrondare, che non so guardare al mondo là fuori.

Non pensate che  mi sia scordata di voi. Sono solo presa: dalla vita frenetica, da mio figlio che va seguito con discrezione, dall’irruenza del cane.

Se avete tempo, sono anche qui, e qui. Oppure lasciate stare: che cosa volete che scriva una che a furia di avere la testa voltata all’indietro diventerà una statua di sale?

Et de hoc satis

Oggi sono abbastanza incazzata. E abbastanza è un avverbio che non rende l’idea.

Vi racconto una piccola storia vissuta.

Circa tre anni fa, mio malgrado, mi trovai al centro di una spiacevolissima querelle che non mi riguardava, se non indirettamente. Un mio amico blogger si era innamorato, di brutto, di una ragazzina, blogger anch’ella, che diceva di volermi un gran bene, e che addirittura mi chiamava zia. Sembrava tutto dovesse filare via  liscio come l’olio. Finchè A., un altro blogger-amico molto caro, iniziò ad insinuare in me il sospetto che la bella ragazza fosse, in realtà, una bugiarda patentata, o una sorta di mitomane.

L’estate del 2007, che non dimenticherò mai per tanti di quei motivi che non mi basterebbe quel che resta del mese per parlarvene, fu essenzialmente connotata da una lite furibonda che scoppiò fra i miei due amici. Io, al centro, cercavo di mettere pace, riuscendo solo ad incasinare me stessa. L’istinto mi portava decisamente verso A, mentre l’ineffabile ragazzina, piagnucolando e inventando disgrazie familiari inesistenti, riuscì a scatenare una cagnara che qualche tempo dopo esplose sul mio blog dell’epoca, con commenti al vetriolo e minacce di denunce.

Ancora una volta mi toccava stramaledire internet, e le balle che contribuisce ad alimentare garantendoci l’immaterialità.

Alla fine della fiera avevo perso A, un amico al quale tenevo tantissimo.

In tempi recenti l’ho ricontattato, anche se mi sono mancate le parole giuste per dirgli che aveva visto bene sin dall’inizio. E che B (l’altro blogger) ed io eravamo stati anche troppo creduloni. Cazzoni col pedigree, insomma, perchè oggi l’ineffabile ragazza che faceva girare in rete foto da top model spacciandole per sue, era falsa come una banconota del monopoli.

Ecco: non voglio che questo accada mai più. Non voglio che anima viva si azzardi a carpire la mia buona fede.

Purtroppo oggi ci sono nuove premesse.

Giorni fa una blogger chiude improvvisamente perchè, pare, perseguitata da un gruppo di buontemponi. Mi è dispiaciuto, perchè  era simpatica. Mentre cercavo di capire cosa stesse succedendo, mi son resa conto di aver conosciuto, anni fa, uno di questi buontemponi: un uomo che con me è stato sempre estremamente corretto. Ho espresso questa opinione, serenamente, e sono stata sospettata di far parte della cricca.

Mentre io ero, sono e sarò sempre un cane sciolto, un cane che non accetta guinzagli da chicchessia: nemmeno da un amico colto da crisi isteriche.

Con questa storia non c’entro, ergo in questa storia non voglio entrare: che nessuno provi mai a trascinarmici.

Falegnameria

Partire col piede giusto?

Se potessimo conoscere l’evoluzione e le conseguenze di ogni nostra scelta saremmo estremamente cauti, ponderati, perfino un po’ guardinghi. E, forse, ci risparmieremmo una serie illimitata di palate fra i denti.

Lo so, sto parlando del famoso “senno di poi”: quello che di solito non possiede nessuno, a parte il mago Otelma.

Ho l’aberrante difetto di essere molto spesso in fase riflessivo-introspettiva: quello che, in Francia, viene definito “atteggiamento della segaiola mentale”.

E non è nemmeno vero quello che generalmente si dice, e cioè che gli errori passati servano ed evitare quelli futuri. No, non è vero, perchè ogni situazione, ogni circostanza è un mondo a sè, e le nostre scelte, anche se dettate da cattive esperienze pregresse, sono sottoposte al caso e all’imprevedibilità di una contingenza del tutto nuova.

Quindi saremmo destinati, salvo provvidenziali botte di culo, a prenderle e riprenderle in piena faccia, ma forse questa sorte grama tocca solo a coloro che, come la sottoscritta, sono nati vedendo il seno materno mezzo vuoto.

Già: quand’è che si impara a vivere, considerato il fatto che, fino ad inconfutabile prova contraria, di vita ne abbiamo solo una e dopo nisba?

Alberto Fortis – La sedia di lillà

Oceano libro

Stamattina guardo l’orizzonte azzurro acceso attraverso le vetrate del soggiorno. Per me niente mare. Non ancora, e fra qualche tempo chissà. Come si cammina sulla sabbia con le stampelle? Mai provato, ma c’è sempre una prima volta.

Pensando a quanto vorrei starmene distesa al sole cerco di finire il libro di Vittoria, un’amica molto intelligente, simpatica. E decisamente in gamba. Il suo libro si legge tutto d’un fiato, ma io sono andata avanti a balzelloni a causa di tante cose, piccole e grandi, da mettere a posto. Vi riporto uno stralcio dell’opera prima di questa giovane donna profonda e fortemente autoironica.

“Odio quei due che si atteggiano a uomini di mondo solo perchè hanno qualche lira, e scopano, a pagamento, una ragazza che ha meno della metà dei loro anni. Ci vogliono palle molto più grosse a farsi amare da una donna bella e intelligente. A comprarla sono capaci tutti.

“Vittoria, se vuoi sfruttarli te ne devi fregare di che tipo di persone sono e se ti fanno schifo fisicamente, tu pensa che quel brutto quarto d’ora in cui te li devi portare a letto passa in fretta e che intanto ti sei fatta una bella vacanza e ti hanno fatto dei regali che ti restano per sempre. Che tipo di uomo vuoi che sia uno che consapevolmente offre vacanze alle donne giovani per portarle a letto? Non c’è neppure bisogno di commentare. Ma tu fai il tuo gioco, come ti ho insegnato: sorridi sempre, ridi alle loro battute, fai qualche capriccio per vestiti e scarpe perchè sono capricci dal costo emotivo zero, fingi di godere enormemente della loro compagnia e del loro cazzo e il gioco è fatto. Non giudicarli, non pensarci nemmeno. Non ascoltare quello che dicono tanto a loro di quello che pensi non gliene frega niente. Ricordati come deve essere una troia di lusso: bella, allegra, di compagnia, vivace, spiritosa, disponibile, acuta. Puttana a letto, brava a fare i pompini. Fredda, menefreghista, senza sentimenti, senza opinioni. Una bambola parlante e che cammina da sola. Per le menate e le vicende esistenziali hanno già le loro mogli. Tu devi divertirli, svagarli, farli sentire giovani e forti”.

La nostra Vittoria ascolta la sua amica Mara, segretaria inappuntabile di giorno e squillo di lusso durante la notte, ma non ci sta. Un giorno, in gita sulla barca di uno di questi imbecilli acefali, ad una lunga provocazione risponde per le rime, e scende da quello schifo con un tuffo.

“Allora torno a terra a nuoto perchè la compagnia proprio non mi va giù. Sai, io sono di quelli che lavorano e che studiano allo stesso tempo. Se tuo padre non avesse lavorato sodo per lasciare denaro da sprecare a te, tu staresti a sgobbare come tutti gli altri, altro che a circondarti di donne che paghi affinchè ingoino il disgusto e ti sopportino”.