Il tempio e il tempo

Ho una musa ispiratrice, anzi un muso. La mitologia classica non contempla  l’esistenza di questa figura, ma che mi importa?
Senza di lui riuscirei a stilare a malapena la lista della spesa, o il contenuto della mia borsa.
Oppure farmi possedere da un demone e inventarmi un meme, tirandomi addosso le maledizioni di tutti gli amici virtuali.
Stamattina, mentre pulivo i sanitari, avevo in mente quei fili affettivi che ci uniscono a certe persone speciali, che contano tanto, per noi, o hanno contato.
I fili si spezzano, a volte.
Li si può riannodare, ma saranno fili spezzati e riannodati, e i sentimenti non potranno percorrerli mai più in assoluta libertà e scioltezza, perchè ci sarà sempre un nodo, ad ostacolarne il fluire.
Peccato.
Annunci

Avvisi ai naviganti

Questo blog non posta video.
Questo blog non piange, non rimpiange e non si piange addosso.
Questo blog è un inno all’ottimismo.
E’ costruttivo e positivamente razionale.
Se lo leggi, la vita ti sorriderà: hai presente il dito in c**o degli Squallor?

L’esclusa

Dicevo: mi chiedo se si possa o si debba perdere sempre.
La frase era contestualizzata in un dialogo politico, ma applicandola a me, sarà una serie ininterrotta di congiunzioni astrali nefaste, sarà il mio carattere pessimista e rinunciatario, posso appropriarmene fino ad assimilarla nel dna.
Qualcuno mi insegnò a guardare a chi sta peggio.
E sia: è un fatto tristemente logico, ma da un po’ (da un bel po’) inizio ad osservare chi se la passa meglio, e tutto mi sembra profondamente ingiusto.
Ultimamente, laddove l’avverbio di tempo si riferisce a più di un decennio, non ho fatto che collezionare colpi bassi e delusioni di vario genere.
Fregature, voltafaccia vigliacchi, abbandoni inspiegabili e malattie, mie personali o dell’entourage familiare.
Credo che possa bastare, ma non dipende da me.
Io posso solo, molto controvoglia, decidere di tornare sotto i ferri sperando che tutto vada bene, ma non credendoci molto.
L’alternativa è camminare con i bastoni canadesi a vita.
Boh.
Non so decidere e non voglio che nessuno mi dia consigli.
In questi giorni sto riflettendo su molti aspetti della mia vita: su eventi passati e su questa sottospecie di futuro che mi si prospetta.
Il presente, l’unica dimensione temporale che abbia un senso, lo affronto con i guantoni da boxe, o semplicemente con uno scudo.
La mia vita reale non brilla, e non c’entra solo la salute.
Eppur mi muovo.
Qui, in questa dimensione aleatoria che tanto male m’ha fatto in passato, sono oramai uno zombie che passeggia ondeggiando, senza vedere.
Ho a cuore tutti voi, e presto (spero) tornerò all’interazione.
Sulla piattaforma tritacarne mi limito a pubblicare canzoni o sparuti commenti politici: ho persone care anche lì.
A volte mi imbatto in foto o musiche strazianti, ma basta cambiare pagina, così come si volta pagina nella vita.
Ho ancora un grosso nodo da sciogliere, ma non so come fare, perchè ogni mossa sarebbe sicuramente sbagliata.
Per chiudere i conti col mio passato, definitivamente, avrei bisogno di mettere un pezzo del puzzle, l’ultimo, al suo posto.
E non so come fare.
Ho dato il la, ho gettato l’amo: niente.
Sarà che viviamo anche per accettare il fatto che ciò in cui avevamo creduto di più fosse farlocco, o, ammessa e non concessa una natura sincera e in buona fede, che semplicemente dovesse finire così: come una parola detta a metà, o un finale rimasto sospeso.
Mentre riconsideriamo l’entità che ci parlava con voce suadente, guardando a lei ed a noi come vittime degli eventi che travolgono e rendono tutto innaturale.
Vi lascio una nota di colore d’autore.
Magari, se avrò momenti di voglia comunicativa impellente, mi fermerò nella dèpendance.
Un bacio a tutti. Nessuno escluso.
 Il dipinto è opera di Enzo De Giorgi.

Le pale eoliche

Conosciamo sempre il punto di partenza di qualunque progetto, e possiamo immaginare quello di arrivo. In mezzo imprevisti, deviazioni di percorso, cambiamenti di propositi.
Temporali, spose in fuga, paesaggi aspri e meravigliosi.
Chiacchiere intorno ad un falò, di notte, prove tecniche di un repertorio musicale dai testi sgangherati.
I musicisti di Basilicata coast to coast, irrisolti, tormentati, traumatizzati gravemente da un amore perduto, in crisi ma profondamente autentici, sono un po’ la metafora di noi viaggiatori confusi, smarriti ma con una speranza nascosta in tasca.
Alla fine l’importante non è arrivare in tempo, oppure raggiungere il traguardo prefissato.
Ogni percorso offre spunti di riflessione, autoanalisi, incontri insperati: magari babbo natale che sorride seduto sul ciglio della strada.
E l’amore ritorna a sorridere e a far sorridere.
Fra un bicchiere di Aglianico e un piatto di peperoni cruschi offerti da un contadino di buon cuore.
Se ogni breve percorso in condizioni disagevoli servisse a ritrovare se stessi, partirei domattina, a dorso di mulo, per Trani o Bari-Palese, attraverso le asperità delle Murge e gli immensi oliveti.
Andate a vedere il film: intelligente e leggero.

Respira!

Avendo detto tutto, anche ciò che era solo pensiero,
avendo espresso ogni moto di rabbia, o amore, escluso tutto quello che non ho potuto rendere esplicito grazie a chi, ancora oggi, mi sbarra la strada con i tronchi traversi della sua indiscrezione, mi siedo al centro di essa  e aspetto. E, aspettando, volo con la fantasia, alla ricerca del tempo perduto.
Ho tracciato una linea retta
senza particolare abilità
come l’inconsapevole in bilico
sul muro di recinzione
che separa
pensieri coscienti e tenebre dell’anima.
Ho tracciato una linea
un solco di fronte a me
che guardo
intenta
una mano protesa in avanti
oltre i bisogni
di un corpo prigione.
Pearl Jam – Just breathe                                 

Angeli e bordelli

Come divulgatrice di breaking news valgo una pippa. 
Probabilmente sono una pippa, ma questa notizia, vecchia di qualche giorno, mi ha fatto ripensare a quel polpettone immondo che è Angeli e Dèmoni. 
Materia e antimateria. 
La particella di Dio.
Dio.
C’è o non c’è? 
E se c’è, sotto forma di fulmine, soffio di vento o gelato alla cassata, perchè non incenerisce i pedofili, soprattutto quei pedofili che, dopo aver violentato un bambino, magari vanno ad officiare messa o ad assolvere i peccati di una pia donna che ha fatto la cresta sulla spesa?
Conosco le obiezioni della controffensiva: le conosco tanto bene da immaginarne anche le pause oratorie (l’enfasi, l’enfasi) e il tono solenne.
C’è che generalizzare ed estremizzare sono sicuramente tendenze sbagliate, ma che, statisticamente, un tot di mele marce è realtà.
Nel pomeriggio avevo pensato di andarmene al cinema, come sempre: avevo due obiettivi papabilissimi (ops) e appetibili.
Invece, mio malgrado, è iniziata l’accelerazione dei neuroni che ho in testa, nascosti in qualche anfratto del cervello.
Quindi mi sono spogliata, ho indossato qualcosa di comodo e mi sono spalmata sul divano. 
Con lo sguardo perso nel vuoto e la mente a ieri.
Ieri.
Ci sono amori che non sopravvivono, al punto che  tramutarli in amicizia é molto difficile.
Ci sono flirt che diventano amicizie perchè non avevano mai contemplato gelosia ed esclusività.
Dovendo scegliere mi butterei sulla strada più impervia, com’è mio uso e costume.
Siccome, però, nessuno mi ha posto di fronte ad un bivio, mi accontento di quello che la vita (e non il convento) mi passa: foss’anche un bacio, un apprezzamento sincero e la quasi certezza che, almeno certi amici, non li perderò mai.

Dharma

Quando voglio riconnettermi con quella che sono stata accendo il faretto in cucina: quello che illumina la zona operativa.
Lo montò il mio ex marito con le sue manine sante: io mi incantavo guardando quella luce vagamente azzurrata, e immaginavo una coppia parallela alla nostra e una fruttiera colma di uva scura.
Ho sempre avuto in mente, e son passati quindici anni, questa strana associazione di idee: faretto azzurrato della cucina, coppia di amici, uva nera.
Ci eravamo appena trasferiti in questa casa: l’unno aveva poco più di due anni.
Se ognuno di noi potesse vedere il suo futuro riflesso in un bicchiere d’acqua non ci crederebbe: penserebbe di aver avuto un’allucinazione.
Da allora sono così cambiata che fatico a riconoscermi, quando mi guardo allo specchio, e non sto parlando dell’espetto esteriore che, a parte qualche chilo in più, non si è ancora stravolto.
Dentro non sono più la stessa.
Crescere implica un distacco sofferente da quello che eravamo, o che credevamo di essere, o che eravamo solo in parte o per niente.
La mente è straordinaria: riesce ad immagazzinare anni ed anni di ricordi ora confusi, ora nitidi, stoccati in uno spazio praticamente senza fine.
E con i ricordi si allineano le emozioni, i sentimenti, gli attimi di gioia e gli anni infelici.
Finchè, pian piano, un bel giorno ci si rende conto di aver imparato ad accettare la propria vita con tutto quello che ha comportato: fallimenti compresi.
E si impara a rialzarsi e a fare attenzione a dove mettere i piedi.
Che non è guardare al futuro, ma andare avanti perché si deve.

Stefano Bollani – Un giorno dopo l’altro