Ero una sposa di guerra

Su cosa mi butto? mi son chiesta prima di decidere di scrivere ancora.
Se dico di politica perdo almeno il cinquanta per cento dei miei amici virtuali. 
Niente di drammatico, per carità: se un amico cessa di esser tale solo per divergenze politiche vuol dire che era un amico all’acqua di rose.
In realtà mi stanno a cuore vicende personali: quelle che ci accomunano qualunque orientamento o non orientamento ci connoti.
Ho avuto una giornata tanto dura quanto inaspettata: le brutte sorprese ti cadono addosso quando pensavi a tutt’altro, di solito.
Al placarsi dello tsunami ho capito che niente, ormai, riesce a buttarmi a terra, e niente mi fa piangere, anche se da piangere ci sarebbe eccome.
Purtroppo ho congelato i miei sentimenti, e quelle reazioni impulsive che un tempo caratterizzavano il mio modo d’essere.
Adesso chino il capo, e cerco di farmi scivolare addosso ogni sorta di turpitudine, dicendo a me stessa che niente è eterno e definitivo, a parte la morte.
Adesso sono qui, vuota come un salvagente forato.
C’è la serissima possibilità che presto chiuda il blog per sempre. 
Non è esattamente un mio desiderio, quanto una neccessità derivante dal fatto di essere letta da una persona che farebbe bene a distogliere la sua attenzione dalle mie faccende.
Ho fatto della discrezione il mio vessillo: che qualcuno usi le mie parole contro di me è inaccettabile.
E con questo, per adesso, è tutto.
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