Giving

Non sono stata mai abituata a ricevere doni dagli uomini che ho avuto.
Non doni molto costosi o importanti.
Mi sono sempre sentita più incline agli oggettini simbolici, a quelli personalizzati, comprati pensando che sarebbero stati regalati a me.
A me per quella che ero.
Ricordo solo tre anni di gioielli talmente preziosi da risultare imbarazzanti.
Dietro quei monili importanti (chiesti indietro in un momento di furia rabbiosa, e resi molto volentieri) c’era una triste storia della quale non parlerò.
Finiti quegli anni di  bugie, cattivi pensieri e pessime influenze, credetti di essere tornata a storie più normali, se così si può dire.
Mi è capitato, anche, di accettare con aria di sufficienza regali che mi erano stati donati col cuore, e di ciò non finirò mai di rammaricarmi, anche perchè non ho avuto più modo di dire e ridire a quel ragazzo che avevo apprezzato molto la sua tenera generosità, ma che avevo il cuore inquinato dai veleni della nostra difficilissima storia.
Tornando indietro fino ai tempi del mio breve matrimonio, ricordo una collana con delle pietre rosse: probabilmente coralli.
Me la portò da scuola mio marito, un giorno, dicendo di averla comprata da un ragazzo che girava con uno zaino pieno di oggetti del genere.
Scelse per me (voglio credere che avesse scelto personalmente) una collana rossa che immediatamente attrasse l’attenzione di nostro figlio, che all’epoca aveva circa tre anni.
Non ebbi il tempo di poterla indossare: il discoletto la teneva fra le manine mentre io stendevo i panni in veranda e lui, dopo averla spezzata, la guardò cadere in basso, sulla rampa di accesso ai garage.
Mi affacciai, appoggiando le gambe alla sua schiena, ed insieme vedemmo rotolare quelle palline rosse per ogni dove.
Alzò il viso verso di me, temendo un rimprovero.
Lo presi per mano e rientrammo, spiegando al papà quello che aveva fatto.
Insieme, loro due, raggiunsero la rampa.
Il piccolo aveva causato un danno e doveva riparare, per quanto possibile.
Dopo un bel po’ risalirono: Riccardo aveva le tasche e le manine piene di coralli rossi. E rideva felice.
– Mamma, ci fono quafi tutte.
Ho ripensato a quella vecchia storia mentre mettevo in ordine la mia paccottiglia.
La collana di coralli rossi (veri o di plastica, è uguale) è ancora nel mio portagioie, insieme ai monili etnici che ho accumulato in questi ultimi anni.
Ci sono oggetti che non hanno prezzo, ma un’anima sì.
E il primo che dice Mastercard va dietro la lavagna. :)

Dipinto di Enzo de Giorgi
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