Interferenze

Passare da un caldo primaverile al vento freddo ed impetuoso  di questi giorni è stato un attimo: me ne sono accorta solo perchè ho dovuto arrotolare meglio la sciarpa, e trattenere i capelli con gli occhiali sulla testa.
I capelli lisci svolazzano che è una meraviglia: sembrano quelle tendine estive, leggere leggere, che servono solo ad interdire il passaggio agli insetti.
Come si scompigliano i riccioli?
L’unno non va dal barbiere da luglio: non lo avevo mai visto con la chioma lunga.
Ecco: mio figlio ha bei capelli: nè lisci nè crespi, ma appena mossi sulle punte. Quando calza il suo cappellino di lana gli spuntano dietro dei riccioli biondi che cadono morbidi sul collo. Ed io lo guardo e penso che è bello: ha preso il meglio di me e di suo padre senza somigliare particolarmente a nessuno.
E’ se stesso in tutto, e va benissimo così.
Chè non debba ripetere o ricalcare esistenze che gli appartengono solo perchè lo hanno immesso in questa strada a tratti tortuosa, più spesso a scorrimento veloce che è la vita.
Sto pensando poco, in questi giorni. Sto pensando poco e facendo tante cose, molte delle quali solo perchè necessarie. E ho bisogno di fare, fare, fare: inventare anche quello che non esiste, pur di non fermarmi.
Le uniche soste gradite sono il momento in cui, la sera, crollo dal sonno, io che ero arrivata a non dormire più, e quello in cui mi immergo in una storia che mi raccontano, e che mi appartiene solo ed esclusivamente nella misura in cui me ne faccio coinvolgere.
Qualcuno di voi dirà che sto meglio. Onestamente non so come sto: so solo che continuo a mutare, che le mie emozioni sono ibernate, sia le belle che le brutte, e che ho un bisogno a volte esagerato di fare qualunque cosa pur di non rimanere troppo sola con me stessa e con i miei pensieri.
Andrà anche bene, domani, partecipare ad una cena di famiglia che, normalmente, avrei evitato come la peste, inventando le scuse più improbabili e fantasiose.
Andrà bene arrivare a casa dello zio fresco ottantenne con mia madre e mio padre, salutare il parentado tutto, sorridere e dire che sì, sto d’incanto, che mio figlio è diventato un ragazzone e che mi riempie di soddisfazioni. Che la gamba regge e che cammino così solo perchè mi piace giocare al dr House.
E continuare a sorridere come una demente per tutta la serata, scherzando con le mie cugine e con i loro compagni. E ricordare dentro di me la loro mamma,  morta due settimane dopo l’attentato al WTC: la zia che stravedeva per me, e che non perdeva occasione per dirlo e dimostrarlo.
E’ carino che le due sorelle, che vivono a Napoli ormai da anni, abbiano organizzato una festa per il loro papà, lentamente consumato da una malattia autoimmune.
Lasciando da parte per un attimo il cinismo, i sentimenti son tutto quello che abbiamo: i sentimenti per coloro che fanno parte di noi, e di cui noi facciamo parte. Si chiama consanguineità, non è sempre una regola ma molto spesso è tutto ciò che ci rimane.
Per favore, non auguratemi buon divertimento, perchè non mi divertirò.
Io non mi diverto da così tanti anni che ho perso il conto. Sono stata felice, a volte, ma poi ho perso anche quegli attimi magici che non torneranno più.
Diciamo che mi basta un augurio di buona serata. Generico e formale.
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