Spalle larghe

Mi sono immessa con la bici nella strada che porta dal sottovia al mare: non immaginavo ci fosse ancora tanta gente in gruppi disordinati come schiere di formiche impazzite.
Fra un dribbling e l’altro mi è venuto in mente, fulmineo, un pensiero: ho iniziato a crescere quando, tanto tanto tempo fa, per strada in compagnia di mia madre, incontrai un uomo senza braccia.
Dovevo averlo guardato a lungo perchè lei, dandomi una tiratina discreta, mi disse che non stava affatto bene fissare la gente, e mi spiegò qualcosa che non avrei più dimenticato.
La mia propensione al bicchiere mezzo vuoto (l’altra metà, di vodka, devo averla bevuta senza accorgermene) mi fa decretare “finita” quest’altra estate nata senza aspettative di riposo, senza sole, senza entusiasmo.
Potrei stilare il superclassificone di ciò che non è andato per il verso giusto, dando uno schiaffo morale a coloro che mi immaginavano persa in un tourbillon di feste e amanti uno via l’altro.
Nemmeno mezzo amore stiracchiato, anche perchè mezzo amore stiracchiato non lo vorrei per nulla al mondo. Se amore non dev’essere, amore non sia, chè di surrogati ne ho ampiamente piene le balle.
Mentre cerco un segmento di reticolato a cui legare la bici, passa il mio amico edicolante grossetano.
– Sempre più nera, signora.
Eppure quest’anno son slavatina.
– Infatti la ricordo molto più abbronzata. Intendevo dire che la vedo cupa e preoccupata.
Sa, un po’ di cose.
– Le auguro di risolvere tutto e bene.
Grazie mille: ha visto mai?
In effetti devo avere la faccia truce, nonostante una naturale propensione al sorriso.
Pour parler, problemini miei di salute che non approfondisco per scelta ideologica, più pressione arteriosa
ai minimi storici, anca in sofferenza, figlio che diventa ogni giorno più intrattabile e rompiballe.
E, dulcis in fundo, la mazzata di mio padre.
“Eccheccazzo, mondo”, ho pensato.
Ma, nonostante tutto, sono una che non si arrende. Che a volte fa resistenza passiva, ma che il toro deve prenderlo per le corna.
Così ho messo sotto torchio il medico dei primi controlli, che è persona amica, gli ho mostrato tutti gli esami successivi e ho saputo che la natura della cosa sarà sì nota solo dopo l’esame istologico, ma che pare non sia così grave, nè diffusa all around e far away.
Una boccata di ossigeno. Una sola, quanto basta a riprendere la marcia. E ad affilare le armi.
E a permettermi il lusso decadente di lasciarmi andare ancora per un po’ al pensiero di colui che mi ha spento per sempre la voglia di amare, a colui che affermava convinto che fossi il suo mondo, e che adesso probabilmente passeggia su una battigia del Tirreno con moglie, figlio, cane e, magari, una nuova amante ben nascosta in qualche altro buco geografico.
“Ho le spalle larghe in tutti i sensi, mondo”, ma sarebbe stato meglio averle più strette, così che qualcuno non pensasse di approfittare della mia millantata solidità di donna forte, che tante ne ha viste e sopportate, e che altrettante vorrebbe restituirne, se potesse.
I messaggi di saggezza zen che mi invia Vodafone varranno pur qualcosa, visto che sono gratis.
Imparare a godere delle piccole cose di ogni giorno.
A voi sembra una piccola cosa essere riuscita, dopo un bel po’, a stendermi di nuovo al sole senza sentirmi male, lasciando il cerchio irregolare dell’ombra accanto a portata di mano, con una moleskine, un libro interessante e Quadrophenia a palla nelle orecchie?

Who – Quadrophenia

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