Le cose che cambiano

Di fisica ho poche reminiscenze scolastiche. Poche e frammentate. Non ho un’idea precisa di come funzionino i canali che portano i nostri messaggi in giro per il mondo, ma immagino traiettorie virtuali che solcano il cielo, recapitando abbracci tanto per dire, bacibacibaci, parole ingiuriose, false promesse.
E noi siamo pilastri precari di ponti olografici.
Niente da toccare, da valutare con concretezza.
Solo parole affidate ad una piccola tastiera, e poi al vento.
Mio figlio è in Inghilterra da ieri pomeriggio, e ci resterà per due settimane. Esperienze positive,
prove tecniche di autonomia e di volo in tutti i sensi. Febbre suina permettendo, altrimenti porci con le ali e amen.
Siamo rimasti a guardare il decollo, suo padre, la moglie di suo padre ed io.
Un quadro perfetto.
Quando l’aereo si è perso nel blu dipinto di blu mi hanno accompagnata all’autosilo. Poi le vie si sono separate.
Ho ri-percorso quella strada che conosco molto bene, costeggiata da oleandri rosa.
Altri tempi.
Tempi in cui le perdite inevitabili erano splendidamente bilanciate da insperate ricompense del destino, che però, essendo cinico e baro, ti fa assaporare la felicità e poi te la sfila davanti sghignazzando.
Credete che possa consolarmi l’idea che un giorno, post mortem, potrò godere delle celesti beatitudini nell’alto dei cieli?

Engelbert Humperdinck – Another time another place

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