Perturbata-mente

Mancanza. Di tempo e di aria. Ma io conosco bene la mia ansia: è una compagna fedele.
Sto spremendo quel po’ di riserva energetica residua per tentare di relazionarmi agli altri: quelli veri, che posso toccare.
Mi stupisco di riuscire ancora a sorridere e a tenere alto il tono di una conversazione: giuro che non avrei scommesso su di me nemmeno un centesimo.
Alcuni giorni fa, immancabile, è arrivato il funerale estivo.
Se posso diserto, ma la trapassata è stata una figura importante della mia infanzia, ed io sono una fottuta sentimentale.
Sono sempre di più, loro, i pluriottuagenari che passano il fiume.
E guardando entrare il feretro in chiesa ho pensato:” Zia, chissà che botta quando vedrai che lassù non c’è niente. Ma se non c’è niente non te ne renderai nemmeno conto”. Che poi non era mia zia, ma qui al sud finiamo per diventare tutti parenti.
Parenti di sangue o di stima e di fiducia, che sono le credenziali migliori.
Il caldo passa con i raggi del sole pomeridiano attraverso le vetrate colorate di cristi, santi e madonne. Le signore aged sventagliano furiosamente, ed io sono in mezzo a due perturbazioni d’aria che mi scompigliano i capelli faticosamente trattenuti in un miserrimo codino.
Saluti e sorrisi e ciao come stai: immancabili, mentre il figlio unico della defunta riceve le condoglianze insieme a sua moglie, e noi tutti si fa chiacchiericcio di varia natura. Ecco: io queste cose le odio forsennatamente. Anche se sono inevitabili come uno sbadiglio o un colpo di tosse.
La bara è lì che aspetta di essere trasportata al camposanto, e vecchi amici e figli di amici si salutano e si scambiano convenevoli e addirittura complimenti.
Ma cazzo, la morte è davvero una cosa così dannatamente normale?
Contegno, signore e signori.
Infatti parlo sottovoce, e poi penso che i più anziani presto saranno anche loro dalla parte della defunta, e forse, se potessero parlare, non troverebbero sconveniente il cicaleccio, e l’abbracciarsi e baciarsi e presentare figlie e figli e sentirsi dire che si fa parte della stessa razza, anche se si è sempre stati radici parallele, e mai fittoni.
C’è anche, in fondo alle facce e ai corpi benvestiti, quel tipo che mai avresti voluto incontrare.
Che si avvicina e saluta Maria Teresa, tornata da Siena, e bacia tua madre chiedendoti il permesso con aria ironica e a malapena ti dice ciao perchè ce l’ha con te.
E si allontana dopo aver detto alla tua genitrice che dopo tanti anni è rimasta pressochè invariata, canizie a parte.
Però, alla fine della kermesse, prima di andare via ti passa accanto e ti lascia il numero di cellulare dicendo:” magari chiamami”, e tu sai già che non lo chiameresti nemmeno se te lo chiedesse domineiddio in persona, se non fosse solo un’astrazione.
Non so, ma c’è un passaggio veloce di nuvole alte e inoffensive, c’è un passaggio veloce di pensieri e di comportamenti.
Sono ancora quella che ero o il vento ha disperso una parte fondamentale di me?
Non ho dolore, dentro. Solo un amarissimo senso di disinganno per questa vita che ci contiene come fogli di carta.
E poi ci lascia volare via.
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